Se chiedi a un adulto cosa servirebbe per far pedalare i bambini in sicurezza, la risposta più frequente non è “più educazione stradale”. È “più spazio protetto”. Lo dice il rapporto State of the Nation di Shimano Europe, un sondaggio online su 25.000 persone tra i 18 e i 79 anni in 25 paesi e regioni, condotto a settembre 2025.

Cosa chiedono le persone

Il questionario chiedeva quali misure dovrebbero avere la priorità per rendere più sicuro l’andare in bici dei bambini. Si poteva scegliere più di una risposta. In Europa la voce “infrastrutture ciclabili a misura di bambino” (piste sicure, strade senza auto, segnaletica chiara) è stata scelta dal 58,4% degli intervistati. Le campagne di sensibilizzazione e i programmi scolastici e comunitari sono attorno al 46%, il sostegno economico per bici ed equipaggiamento al 25,5%.

In Italia lo scarto è più netto: circa il 62% mette al primo posto le infrastrutture, contro circa il 35% per campagne e programmi scolastici e il 24% per gli incentivi. Nei dati italiani, quindi, gli intervistati chiedono lo spazio separato prima ancora dell’educazione.

Il quadro generale è di preoccupazione: in Europa meno di due intervistati su cinque ritengono che pedalare sia diventato più sicuro per i bambini nell’ultimo anno.

Il paradosso nordico

Il dato più interessante riguarda i paesi che di solito citiamo come modello. Olanda, Belgio e Danimarca sono nella parte bassa della classifica sulla percezione dei miglioramenti infrastrutturali degli ultimi dodici mesi (dal 19° al 21° posto su 25). In Olanda il saldo tra chi vede più sicurezza per i bambini e chi no è negativo (circa -23%).

Il rapporto lo spiega con le aspettative: dove lo standard è alto, ogni rallentamento si nota subito. La pagina web di Shimano aggiunge un elemento concreto: i cambiamenti nel mix di traffico e nei tipi di veicoli sulle piste ciclabili. E-bike, cargo bike, monopattini e bici veloci condividono spazi pensati per un traffico più omogeneo e più lento.

Questo è lo spunto utile per chi amministra o progetta: separare dal traffico motorizzato è necessario ma non chiude la questione. Una rete che ha successo si riempie, e uno spazio protetto va dimensionato e governato nel tempo, altrimenti la percezione di sicurezza si erode anche dove i numeri assoluti restano buoni. La lezione dei paesi più maturi è che la manutenzione e l’adeguamento della rete sono una parte continua del lavoro, non una fase finale.

Cosa questo sondaggio non dice

Va detto con chiarezza, perché altrimenti si rischia di fargli dire cose che non dice:

  • Sono percezioni, non misure. Non dice quanti chilometri di rete esistano, di che qualità, né quanti incidenti avvengano.
  • La domanda parla di bambini. Non si può estendere automaticamente a tutti i ciclisti.
  • La voce “infrastrutture” è ampia. Comprende piste sicure, strade senza auto e segnaletica, quindi non equivale a “solo ciclabili protette”.
  • Committente di parte. Shimano è un produttore di componenti, e lo dichiara: il rapporto stesso si definisce non neutrale.
  • Metodo. Questionario online con quote per età e genere e dati pesati, circa 1.000 risposte per paese (975 in Italia). Margine d’errore e criteri di reclutamento non sono riportati.

Il rapporto stesso invita a leggere i risultati come “segnali, non verdetti”.

Cosa ce ne facciamo

Se un sondaggio con tutti questi limiti va nella stessa direzione di ciò che molti di noi vedono ogni giorno su strada, vale la pena ascoltarlo, senza caricarlo di più di quanto regga. Chi chiede spazi sicuri per i bambini non sta chiedendo un privilegio: indica la misura che, tra quelle proposte, ritiene più importante. Sta a chi progetta e amministra rispondere con standard chiari e verificabili.

Fonte: Shimano Europe, State of the Nation (indagine di settembre 2025, PDF pubblicato sul sito Shimano Europe): https://bike.shimano.com/content/dam/one-website/common/pdf/SHIMANO_State_Of_The_Nation_2026.pdf