Il 20 luglio scorso la Castiglia-La Mancia ha presentato Rural Bike Conecta CLM: una rete cicloturistica di 2.180 chilometri che collega 168 Comuni in tutte e cinque le province della regione, attraversando due Parchi nazionali, sette Parchi naturali e due geoparchi UNESCO.
La prima reazione, lo ammettiamo, è stata entusiasmo puro. Duemila chilometri di rete, non un singolo itinerario-bandiera ma un sistema che si può combinare in mille modi diversi, esattamente il tipo di visione a cui guardiamo quando parliamo del modello a nodi olandese. E poi il costo: 2,4 milioni di euro, finanziati con fondi europei Next Generation. Per fare un confronto che a chi segue la ciclabilità italiana dirà qualcosa: la nostra VenTo, 705 km lungo il Po, ha un costo stimato di 137 milioni.
Caspita, abbiamo pensato. Hanno speso pochissimo e ottenuto moltissimo. Ma un progetto così economico, per una rete così estesa, merita una domanda immediata: come hanno fatto? E soprattutto: non sarà, come diciamo spesso qui, l'ennesima "sedia a due gambe", un'infrastruttura che sembra bella sulla carta ma non regge quando ci si sale sopra?
Come hanno fatto, davvero
La risposta, andando a leggere la documentazione ufficiale del progetto, è semplice e onesta: non hanno costruito quasi nulla di nuovo. Hanno cucito insieme quello che già esisteva: le Vías Pecuarias (gli antichi tratturi della transumanza spagnola), i Caminos Naturales del ministero dell'agricoltura, le Vías Verdes ricavate da vecchie ferrovie dismesse, tratti del Camino de Santiago e della Ruta de Don Quijote. Il vero investimento è andato in oltre 3.200 elementi di segnaletica dedicata e in un miglioramento del fondo su una minima parte del tracciato, circa 200 km sui 2.180 totali.
Quindi niente trucco, ma nemmeno un'infrastruttura fisica paragonabile a una pista ciclabile costruita ex novo. È un'operazione di coordinamento e segnaletica su una rete già esistente, con un target dichiarato che va dal principiante fino a chi cerca gravel o mountain bike vero.
La domanda giusta: quanto sale, e con che pendenze?
Qui si è insinuato il dubbio buono, quello che vale la pena farsi sempre prima di innamorarsi di una notizia: se il target comprende anche il pubblico generalista, quali standard rispetta davvero questa rete in termini di dislivelli e pendenze?
Siamo andati a vedere cosa dice la European Certification Standard (ECS), la metodologia con cui l'ECF valuta i percorsi che aspirano a entrare in EuroVelo, obiettivo dichiarato dalla stessa Regione. L'ECS fissa soglie precise: il dislivello cumulativo di una tappa giornaliera non deve superare i 1.000 metri (criterio essenziale) o i 500 metri (criterio importante), e la variazione di quota su qualunque tratto di un chilometro non deve superare i 60 metri, equivalente a una pendenza media del 6%. Le tappe giornaliere, inoltre, sono tipicamente lunghe tra 15 e 90 km.
Confrontando questi numeri con le testimonianze di chi ha già pedalato la rete spagnola, il quadro è chiaro: alcuni tratti sono Vías Verdes comode e pianeggianti, altri comprendono veri e propri passi di montagna. Un utente di un forum di cicloturisti descrive un segmento come "una strada con due passi di montagna", e nota che l'intero percorso "dimostra che la Castiglia-La Mancia non è affatto pianeggiante".
E allora è un difetto?
Qui arriva la parte più interessante del nostro ragionamento, quella che ci ha fatto cambiare prospettiva. La risposta, ci siamo detti, non è "sì, è un difetto". È: dipende da cosa ci si aspetta, e da dove ci si trova.
Chi vorrebbe davvero un'autostrada asfaltata, dritta e a pendenza costante, in mezzo alla Mancha, attraverso un Parco nazionale come Cabañeros? Una rete che attraversa spazi naturali protetti, tratturi storici e geoparchi non dovrebbe necessariamente essere piatta e liscia come un tappeto. Dovrebbe essere onesta su cosa offre, segnalare con chiarezza dove il percorso si fa impegnativo, e lasciare al cicloturista la scelta consapevole del tratto adatto alle proprie gambe. Cosa che, va detto, il progetto spagnolo fa: il sito ufficiale segmenta i percorsi per livello di esperienza e pubblica i dislivelli tappa per tappa.
Il vero rischio, quello su cui restiamo sempre vigili, non è un dislivello vero in un contesto naturale che lo giustifica. È la finta ciclabilità: l'infrastruttura costruita male, che promette sicurezza e non la mantiene, o che nasconde un compromesso al ribasso dietro un annuncio trionfale. Rural Bike Conecta CLM non nasconde nulla: dichiara apertamente cosa è (una rete eterogenea, in parte impegnativa, costruita riusando l'esistente) e cosa non è (uno standard uniforme accessibile a chiunque).
La lezione per noi
C'è una tentazione, quando si parla di ciclabilità, di inseguire lo stesso mito dell'asfalto e della velocità che ha guidato la pianificazione stradale degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, quello per cui ogni percorso va reso il più rapido, il più liscio, il più uniforme possibile. Non è così che si costruisce una buona rete cicloturistica. A volte il compromesso giusto è lasciare che uno sterrato resti uno sterrato, che un passo di montagna resti un passo di montagna, e semplicemente dirlo con chiarezza a chi lo percorrerà.
La differenza tra un compromesso accettabile e una "sedia a due gambe" non sta nel dislivello. Sta nella trasparenza con cui viene comunicato, e nel fatto che il pubblico giusto possa scegliere consapevolmente se quel percorso fa per lui.
Fonti: comunicati ufficiali della Junta de Castilla-La Mancha, sito ufficiale ruralbike.es, European Certification Standard Manual (ECF, 2021), testimonianze di cicloturisti su forum specializzati.
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